Emma Larkin

«Sulle tracce di George Orwell in Birmania»

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Il progetto di Emma Larkin, ovvero seguire le tracce di Orwell in Birmania, da un punto di vista non solo letterario ma soprattutto umano ed ideologico, si realizza grazie alla nascita di un informale gruppo di lettura, una specie di Orwell Club, composto da scrittori e storici birmani che come lei condividevano la medesima forte passione per George Orwell, il profeta, colui che grazie alle sue opere offrirà una realistica chiave di lettura per capire la Birmania. Perché “in Russia non c’è più il grande fratello, in Birmania sì”.

Dice Larkin: “Nel corso delle mie ricerche – durate tre anni e sostenute da numerosi viaggi in Birmania – ciò che finì per affascinarmi maggiormente era il tentativo del regime di controllare la realtà. Un tentativo portato avanti con tre strumenti…: censura, propaganda e sorveglianza”. Censura, per eliminare la verità. Propaganda, per riscrivere gli episodi scomodi. Sorveglianza, come garanzia che gran parte della popolazione accettasse la realtà imposta.

Le opere di Orwell rappresenteranno un’involontaria trilogia: per primo Giorni birmani, poi La fattoria degli animali e 1984 parlano del passato e del presente, descrivono il vissuto e l’identità di un paese dilaniato ed oppresso.

Orwell era stato agente della polizia imperiale nella Birmania degli anni Venti, per cinque anni; poi, di punto in bianco, era tornato in Inghilterra e si era dimesso. Per diventare scrittore. Per raccontare come si può realizzare un’oppressione invisibile, intrappolando gli individui nel loro ambiente, controllati dalla famiglia, dalla società o da un governo onnipotente, e come si può vaporizzare tutto ciò che rischia di compromettere il regime.

Orwell e Larkin diventano storia e voce di un popolo, di un passato coloniale, di un regime che ha sottomesso un’intera nazione, di un presente che ancora deve trovare una sua fisionomia.