Tony Laudadio

«Preludio a un bacio»

NNE

di stefania trombetta

La barba è quella di un lupo. I capelli sono quelli di un lupo. I suoi modi sono lenti e gentili, cortesi fino a diventare quasi timidi, quasi: si muove senza fare rumore. Tony Laudadio è un lupo mansueto, è un lupo gentile.
Preludio a un bacio è la storia di un uomo che ha perso tutto tranne il suo sassofono, che è il suo punto d’appoggio finale: Emanuele è un musicista e vive per strada, è un barbone. La sua giornata è scandita da un’andata e un ritorno circolari: suonare ad un angolo di strada e, nelle pause, bere e riposarsi al bar dove lavora Maria – figlia ignara d’essergli figlia, con la quale ha instaurato un rapporto di amicizia quotidiana, spensierata. Emanuele vive in un mondo ovattato, in cui non c’è posto per altro che per il suo sassofono, per l’alcol, un po’ per Maria. Non filtra altra luce, non passano le voci. Quando una sera viene aggredito di notte e finisce così in ospedale, la sua vita si rivolta contro se stessa, e come una miccia accesa inizia a seguire una strada nuova e contraria, quella della risalita. Ma questa non è una storia classica di rinascita e redenzione, la storia di un uomo fallito che ricostruisce il proprio successo economico e sociale: questa è una storia di jazz, e di un’epifania degli affetti. È la storia di un piccolo miracolo che si compie con dolcezza, la storia di un uomo solo che, barricatosi dietro una porta chiusa dall’interno, si riaffaccia sul mondo, e trova l’altro.

Il lupo mansueto, che è qui per presentare il suo libro, si alza, così adagio – inclinando il busto un po’ in avanti – che sembra chiederci scusa. Si alza, ci volta le spalle e da una piccola custodia nera estrae uno scintillante sax soprano. Torna al suo posto, ma ancora non è pronto, ancora si guarda attorno sempre sorridendo sempre come chiedendo permesso, sempre guadagnandosi con studiata e sorniona lentezza l’attenzione di tutti. Si spengono i piccoli focolai di conversazione, ognuno si siede al suo posto, ognuno lentamente tace, fino a quando la libreria si riempie di una sorta di attesa, bendisposta e morbida come l’attesa prima di un discorso ad una festa. Tony, che non ha ancora detto una sola parola, inizia a suonare. La luce rimbalza sul sax e poi rimbalza sui lampadari e poi rimbalza sugli scaffali e poi rimbalza sui nostri volti: è un luce calda una luce soffusa, cortese, e tutto il resto è un sax soprano.

Tony Laudadio ha scritto un romanzo miele un romanzo jazz un romanzo non violento: che si fa strada fra tutte le domande senza brutalità, dimostrando ancora una volta come la leggerezza, la morbidezza, l’ironia senza aculei non siano per forza parenti della superficialità, ma una via possibile per raccontare la storia di un vita che si sta perdendo. Proprio come ha fatto Franz Grillparzer con il suo “Il povero suonatore“, proprio come Richard Brautigan e la sua poetica dello scrittore-vagabondo gentile. “Preludio a un bacio” è un romanzo delicato, semplice, onesto. E divertente: come il jazz, è una via gentile all’intrattenimento – che non ferisce di punta, che accarezza – eppure lavora per la profondità seguendo altre vie, vie traverse che sempre finiscono in domande.

Poco prima di seguire la musica che, come la sua parola, si sta conquistando lo spazio senza strappi, liquidamente, mi mordo la lingua pensando a quanto mi sono sbagliata. Mi aspettavo un attore di teatro dalla voce tuonante, quasi prepotente, dalla risata robusta, qualcuno che avrebbe preso possesso della libreria come un drago, o come un cantante d’opera. Quest’uomo, che non ha ancora detto una parola, suona lentamente e poi sorride imbarazzato: senza essere teatrale, quest’uomo è teatro, senza posa.

Parliamo a turno – a questo punto imbarazzati ed emozionati anche noi, come per rispondergli a tono – e ad ogni nostro intervento segue la sua risposta, il suo riscontro, il suo riflesso, come in un dialogo stretto a due. “Ho voluto scrivere un libro sul qui e ora: un libro che riuscisse a riprodurre il qui e ora nell’animo del lettore, che riuscisse a fargli vivere con la lettura la sensazione di qualcosa che sta accadendo proprio ora, proprio davanti a lui. Come se si stesse svolgendo una rappresentazione dal vivo solo per lui. Ho voluto raccontare la storia di qualcuno che cerca di vivere della propria arte – dell’arte che lo ha scelto – e che cosa vuol dire interrogarsi sulle proprie risorse ultime. Vorrei portare il lettore a chiedersi: qual è la mia risorsa ultima, il mio punto d’appoggio finale? Qual è il mio personale sassofono?”

Jazz e letteratura sanno sfociare l’uno nell’altra: seguono la via dell’istinto, e nidificano all’interno del lettore senza che questi se ne renda subito conto. Da Jazz di Toni Morrison a L’inseguitore di Cortazar, da La schiuma dei giorni di Boris Vian a I sotterranei di Kerouac, da Notturni di Ishiguro ai Racconti dell’età del jazz di Fitzgerald, fino all’imperdibile Natura morta con custodia di sax di Geoff Dyer: letteratura e jazz sanno ballare insieme. In Preludio a un bacio arriva il jazz dolce, il jazz miele, quello che accompagna e dà colore alle guance, dopo molto tempo.

ritmi

(romanzi, racconti e novelle)